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Speak Truth To Power
“Speak Truth To Power”, pubblicato da Umbrage Editions di New York, è una raccolta di interviste realizzate da Kerry Kennedy a 51 difensori dei diritti umani in tutto il mondo, corredate da fotografie scattate dal Premio Pulitzer Eddie Adams.

Il libro esplora le qualità del coraggio attraverso le parole dei difensori dei diritti umani.
Attualmente è fuori catalogo in Italiano, ma speriamo di poterlo presto ripubblicare.
Dalla introduzione di Kerry Kennedy:
“È diffusa opinione che in questo mondo non vi siano più figure eroiche, il cinismo e la disperazione ci fanno credere che il coraggio morale si sia spento. Non è così. Al contrario esistono persone tra noi che ancora possiedono quel valore e quella forza d’animo che le spingono a impegnarsi in nobili cause, nonostante l’inenarrabile sacrificio personale. Ho attraversato il mondo, almeno quaranta nazioni in tutti e cinque i continenti, nell’arco di due anni, per poter intervistare i cinquanta straordinari personaggi che si trovano in queste pagine. La vita di ciascuno di loro è costellata da atti di coraggio. Coraggio del quale mi hanno parlato cercando di spiegarne la natura, la qualità. Ascoltandoli, ho sentito la speranza e la profonda ispirazione che pervadono la loro visione di un mondo migliore.
Molti di loro hanno vissuto sulla propria pelle l’esperienza della violazione dei diritti umani, che li ha segnati profondamente: le minacce di morte, la detenzione e, in alcuni casi, la violenza fisica. Eppure questo libro è ben lontano dall’essere un elenco di vittime, è piuttosto l’affermazione che esiste la possibilità del cambiamento, che si evince proprio dall’estremo coraggio che accomuna tutti loro. Così come la suggestiva eloquenza con la quale trattano gli argomenti ai quali hanno votato la propria vita e per i quali sono disposti a sacrificarla – dalla libertà di espressione allo stato di diritto, dalla difesa dell’ambiente all’abolizione del lavoro coatto, dall’accesso al capitale al diritto a un processo equo, dalla libertà religiosa ai diritti della donna. Nei rispettivi paesi, questi leader sono come Martin Luther King, e tutti loro hanno ottenuto risultati significativi con la sola forza di un impegno totale, di una profonda capacità di innescare il cambiamento.
In queste interviste sono proprio le loro voci a provocare nel lettore le domande fondamentali: perché chi ha affrontato la prigione e la tortura, o ha rischiato la morte, continua a lavorare per la stessa causa nonostante le scarse possibilità di successo o comunque con l’eventualità di tornare a subire così gravi ritorsioni? Perché si sono fatti coinvolgere? Che cosa li fa andare avanti? Da dove traggono la forza e da cosa sono ispirati? Come vincono la paura? In base a cosa sanno di essere riusciti nel loro intento? Le risposte di ognuno di loro a questi interrogativi ci rendono partecipi, ci trasmettono un’energia dirompente, poiché scaturiscono dalla ferma risoluzione e determinazione a combattere l’ingiustizia senza mezzi termini.
E naturalmente si tratta di interrogativi che anche per me personalmente hanno un’importanza fondamentale. Sono madre di tre ragazze, e volevo capire se in realtà esiste un modo per incoraggiare un figlio a sviluppare determinate qualità morali, o se invece possano soltanto essere innate nel singolo individuo e di conseguenza gli altri, le persone come noi (con la nostra sensibilità meno spiccata) sono destinati semplicemente a cercare di cavarsela, nient’altro. Se siamo capaci di fare meno, siamo fuori dai guai? Se siamo condannati a essere peccatori, che senso ha lottare per diventare santi?
La sensibilità verso gli altri è nata in diversi modi in ognuna di queste persone straordinarie. Molti di loro si ricordano precisamente del primo istante o del primo episodio in cui hanno sentito emergere dentro di sé quella coscienza sociale che non li avrebbe più abbandonati. Alcuni hanno incontrato l’ingiustizia in modo lacerante durante l’infanzia, come Patria Jimenez che, come lesbica, aveva dovuto affrontare sia il bigottismo della propria famiglia sia il pregiudizio altrui nei confronti dei gay. Altri fanno parte di gruppi minoritari che hanno dovuto sopportare pesanti repressioni e per questi si sono trovati naturalmente a intraprendere questo percorso, nel tentativo di porre rimedio a un passato di soprusi, come Juliana Dogbadzi. C’è chi ha visto l’ingiustizia all’interno di una comunità di cui non faceva parte e ne ha fatta propria la causa, come Bruce Harris. E infine c’è chi nel proprio paese poteva considerarsi privilegiato, ma ha corso il rischio di venire scacciato – o anche peggio – per rimediare alle ingiustizie commesse dai suoi pari, in particolare kailash Satyarthi.
C’è una sorta di ottimismo, in tutti loro, che va oltre le avversità. Prendiamo ad esempio l’Arcivescovo Tutu, quando dice: “Noi abbiamo un Dio che non dice ‘Oh… poverino!’ No. Dio dice ‘Alzati’ e poi ci toglie la polvere di dosso e dice ‘Prova di nuovo’”. Qui troviamo addirittura più speranza che ottimismo. Ma tutti questi difensori dei diritti umani, che hanno senz’altro un atteggiamento pragmatico e realistico riguardo alle prospettive di cambiamento, e che sono ben consci delle sfide che affrontano, continuano a spingere i macigni su per la collina. Oscar Arias Sánchez fa notare: “In un mondo in cui è così drammatica la lotta tra vita e morte, ha importanti conseguenza il modo in cui decidiamo di condurre la nostra esistenza, e quale genere di persona vogliamo essere. Siamo in un contesto nel quale bisogna stare sempre dalla parte della vita… e si lavora per la giustizia, non per ottenere grandi vittorie, ma perché di per sé vale la pena prendere parte alla lotta”.
Ognuna di queste voci è in qualche modo un richiamo all’azione, anche perché molto spesso le violazioni dei diritti umani avvengono nel cuore della notte, in luoghi remoti e oscuri. Per chi li su bisce, è proprio l’isolamento il nemico peggiore, mentre l’unica speranza è che tali atrocità vengano messe in evidenza. Il nostro compito è fare in modo che abbiano l’attenzione internazionale, e anche far sì che aumenti il numero delle persone che se ne occupano concretamente, avendo fatto la loro conoscenza anche solo attraverso queste pagine. Persino questo potrebbe contribuire a evitare un sequestro, bloccare una sessione di tortura o magari, un giorno, salvare una vita. A questo libro abbiamo accluso una guida che contiene informazioni e contatti per quanto riguarda i difensori dei diritti umani e le rispettive organizzazioni, nella speranza che voi lettori vi mettiate in azione, inviate donazioni, chiediate ulteriori informazioni, vi facciate coinvolgere. Più voci si uniscono in un grido di protesta, maggiore è la possibilità di cambiamento.
Sono cresciuta nella tradizioni Giudaico-Cristiana. I nostri profeti erano dipinti sui soffitti e i nostri santi sulle vetrate. Erano sovrumani e intoccabili, tanto che noi ci sentivamo liberi dal fardello della loro sfida. Ma qui sulla terra, queste persone, e innumerevoli altre come loro, vivono e respirano in mezzo a noi, come noi sono esseri umani. La loro determinazione, il loro valore e la loro dedizione di fronte al pericolo costante e apparentemente insormontabile, ci sfidano a prendere il testimone e a far parte della corsa verso una società più giusta. La loro presenza è una benedizione per tutti noi. Sono maestri che non ci mostrano come essere santi, ma come essere pienamente umani.
Kerry Kennedy
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